Osservazione
Per molto tempo ho pensato che progettare significasse costruire qualcosa di nuovo.
Oggi mi accorgo che, molto spesso, tutto inizia molto prima.
Inizia osservando.
Mi piace capire come funziona un sistema, anche quando non l’ho progettato io.
Non per cercarne gli errori.
Per capire le scelte che lo hanno portato a comportarsi in un certo modo.
Negli anni mi è capitato di analizzare applicazioni, workflow, prodotti e servizi con la stessa curiosità con cui affronto un progetto nuovo.
A volte un comportamento inatteso si rivela un semplice bug.
Altre volte mette in evidenza un’ipotesi sbagliata, un processo fragile o una decisione progettuale che, in condizioni reali, non funziona come previsto.
È successo anche analizzando un dispositivo che utilizzo quotidianamente per nuotare.
Quella che era iniziata come una semplice segnalazione si è trasformata in una documentazione dettagliata di problemi, comportamenti ricorrenti e possibili miglioramenti.
Non perché stessi cercando un errore.
Perché volevo capire il sistema.
Ho capito che osservare con attenzione è già una forma di progettazione.
Ogni anomalia racconta qualcosa.
Ogni eccezione mette alla prova un’idea.
Ogni dettaglio può suggerire una soluzione più semplice di quella immaginata all’inizio.
Lo stesso approccio mi aveva portato, anni prima, a scoprire che un file Word è semplicemente un archivio ZIP.
Non stavo cercando una soluzione brillante.
Stavo solo osservando un oggetto da una prospettiva diversa.
Molte delle idee che considero migliori non sono nate scrivendo codice.
Sono nate facendo una domanda in più.
E osservando abbastanza a lungo da trovare una risposta.
Prima di cambiare un sistema, provo sempre a capirlo.