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Per molto tempo ho fatto fatica a descrivere quello che faccio. Ogni definizione sembrava raccontarne solo una parte.


Ho iniziato studiando Ingegneria Elettronica, prima di scegliere Scienze Ambientali. Mi sono laureato in Analisi e Gestione degli Ambienti Marini e ho proseguito con un Master di II livello in Sistemi Informativi Geografici (GIS).

In quegli anni ero convinto che il mio futuro sarebbe stato nella ricerca. Lavorando a progetti sviluppati con ENEA e, successivamente, con CNR e Regione Siciliana, ho scoperto qualcosa che avrebbe continuato ad accompagnarmi ben oltre il mondo della cartografia e dell'ambiente.

Mi interessava capire come organizzare grandi quantità di informazioni affinché diventassero realmente utili alle persone.


Con il tempo il contesto è cambiato. La ricerca ha lasciato spazio alla comunicazione, al web e alla progettazione di sistemi digitali. Le mappe sono diventate cataloghi, siti, QR code, workflow, database e strumenti di lavoro.

Eppure, riguardando il percorso nel suo insieme, mi accorgo che il problema che cercavo di risolvere è sempre stato lo stesso.

Come dare una forma a sistemi complessi.
Come collegare informazioni.
Come ridurre il lavoro ripetitivo.
Come lasciare che le persone si concentrino sul contenuto, invece che sul processo.


Negli ultimi anni mi è capitato di lavorare con aziende, enti e organizzazioni molto diverse tra loro. Molti utilizzano WordPress, Gravity Forms, Google Sheets, Python, Mapbox o altre tecnologie.

Ma nessuna di queste rappresenta davvero il mio lavoro. Sono strumenti. Cambiano continuamente. Quello che rimane è il modo in cui provo a farli collaborare.


Mi piace osservare sistemi esistenti, comprenderne il funzionamento e immaginare un modo più semplice per mettere in relazione persone, informazioni e strumenti.

A volte questo significa scrivere qualche riga di codice. Altre volte significa non scriverne affatto.

Significa eliminare passaggi inutili, riutilizzare ciò che già funziona e costruire piccoli ponti tra strumenti che, fino a quel momento, lavoravano separatamente.


Probabilmente è anche il motivo per cui continuo a sentirmi vicino all'ecologia, anche se oggi non lavoro più direttamente in quel settore.

Negli ecosistemi ogni elemento acquista valore attraverso le relazioni che costruisce con gli altri. Mi accorgo di cercare lo stesso equilibrio anche nei sistemi digitali.

In fondo, non mi occupo di costruire siti web. Mi piace progettare relazioni.


Non mi interessa aggiungere complessità. Mi interessa capire quanta ne possiamo togliere senza perdere ciò che conta.

Oggi lavoro all'intersezione tra informazioni, strumenti digitali e persone. Alcuni progetti riguardano siti web. Altri automazione, dati, GIS, API o intelligenza artificiale. Le tecnologie cambiano. La domanda di fondo, quasi mai: Come possono collaborare meglio sistemi già esistenti?